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Perché usare la bambola fatta a mano

con tecnica Waldorf nella prima infanzia

 

 

1. Alcuni cenni su gioco e “giocattoli”

 

Le figlie del negoziante di giocattoli hanno una quantità di belle bambole con cui giocare, ma non ne vogliono sapere e preferiscono di gran lunga la vecchia bambola di stoffa “puzzolente” dei tempi della nonna!

Un bambino di sei anni ha ricevuto in regalo una bambola parlante. Pochi giorni dopo la bambola viene aperta ed il meccanismo estratto. L’involucro vuoto giace in un angolo, mentre il meccanismo ha trovato posto nel letto della bambola dove è coccolato in modo commovente.

La maggior parte dei bambini che ricevono una bambola di plastica naturalmente ci gioca e si intrattiene fantasiosamente con essa come farebbe con una bambola di stoffa o con altri giocattoli. Spesso tuttavia essa finisce per avere sempre lo stesso ruolo e, a causa della sua espressione stilizzata, il suo registro è limitato.

Questo vale per tutti i giocattoli dai tratti troppo marcati. Ogni personaggio ben definito ha qualcosa di caricaturale; non può divenire se non quello che è. Una bambola dai lineamenti appena accennati invece lascia al bambino una maggiore libertà.

 

Giocando con le bambole il bambino si esercita ad esprimere i suoi sentimenti e ad elaborare le sue esperienze. Nella bambola vede se stesso; le dà vita e la anima con la sua fantasia.

Di solito il bambino è molto piccolo quando gioca per la prima volta con una bambola.

A un anno è già in grado di chinarsi sulla carrozzina e di baciare la bambola, a due la afferra con presa sicura in un punto qualsiasi del corpo. Quando essa deve andare a dormire la sbatte nella carrozzina senza troppi complimenti, la coperta viene tirata con forza ed energicamente rimboccata ai lati.

Un momento dopo la bambola-bambino deve già alzarsi di nuovo. La coperta viene tolta, la bambola afferrata, abbracciata forte e condotta in gita. Le può anche capitare di finire in una pozzanghera oppure nella vasca da bagno, sulla ghiaia in cortile o in un angolo dietro all’armadio. Può venire realisticamente nutrita con latte condensato e del tutto dimenticata l’attimo seguente.

A molti bambini non interessa vestire o svestire la bambola: in lei vedono piuttosto una compagna di giochi che li accompagna in mille avventure.

 

Nel mondo degli adulti spesso l’iniziativa che spinge a lavorare e a darsi da fare viene dall’esterno. Altri usufruiscono dei beni e dei servizi che noi produciamo. Insomma lavoriamo per gli altri.

Il lavoro del bambino è il gioco. Tuttavia esso è tale solo in quanto è l’occupazione più seria ed importante della sua vita. La differenza sta nel fatto che il bambino non gioca perché altri desiderano che egli lo faccia, bensì per sua intima necessità. Le vere occupazioni domestiche, quelle che anche per gli adulti hanno un senso, sono le più divertenti per i bambini. Avere un pezzo di vera pasta e fare dei panini è molto più bello che giocare con un prodotto artificiale [tipo Didò] che non si può né cuocere né mangiare. Perché allora ci diamo tanto da fare?

Quando si entra in un negozio di giocattoli e si esamina la merce in vendita, capita di chiedersi seriamente quanto di tutto ciò che è esposto possa essere utile per un gioco libero e creativo.

Grazie a dio i bambini non sono così limitati come noi pensiamo e possono trasformare con la loro fantasia ogni oggetto, anche il più definito, in infiniti altri.

A me sembra che molti dei giocattoli in commercio siano pensati come una sorta di premio di consolazione per compensare i bambini, poveri piccoli, di non essere ancora grandi. Essi ricevono in dono graziose riproduzioni in miniatura delle complicate merci possedute dagli adulti perché possano divertirsi mentre aspettano di crescere a loro volta. I bambini invece giocano per progredire, per affinare i propri sensi, per maturare le loro versatili personalità.

La piccola Sofia ha ricevuto un “vero” piccolo aspirapolvere per bambini: è fatto di plastica, aspira veramente e tra i suoi accessori ci sono anche dei minuscoli sacchettini di carta da inserire. Il fabbricante di questo giocattolo pensa davvero che Sofia avrebbe sforzato troppo la sua fantasia facendo finta di aspirare la polvere con un oggetto qualsiasi? Perché, in fondo, essa gioca ad aspirare la polvere? Perché trova che la stanza sia sporca o perché negli adulti vede dei modelli e vuole imitarne i gesti? Qualche volta Sofia desidera davvero fare le pulizie e allora può benissimo usare l’aspirapolvere di casa e rallegrarsi del risultato delle sue fatiche.

Può anche capitare che Sofia sia la mamma che pulisce. Allora toglie la polvere, si dà un gran da fare, si china a guardare sotto il letto come fa sempre la mamma. Solleva questo e quello e riordina, poi lava e risciacqua, tutto a gran velocità. Con questo ritmo sarebbe veramente difficile pulire! Ma Sofia non nutre di queste ambizioni, vuole solo recitare la parte della mamma che fa le pulizie.

[tratto da K. Neuschütz, Bambini e bambola. Compagni di gioco fatti in casa, Milano, Filadelfia, 2002]

 

2. Lo sviluppo del bambino in relazione al gioco  

Nei nostri giorni non è più cosa scontata e naturale che i bambini giochino con entusiasmo: sempre più bambini hanno bisogno di una guida adeguata. Chi cerca di conoscere le diverse fasi di vita e, all’un tempo, di diventare interiormente attivo e pieno di fantasia, troverà ben presto la strada sulla quale guidare il suo bambino al gioco.

Nella prima fase, fino ai 2 ½ - 3 anni, in presenza di uno sviluppo sano, possono esserci dei problemi solo se gli adulti circondano costantemente il bambino con delle proibizioni: “no”, “lascia stare”, “vai via” ecc. Un bambino che sta facendo i primi passi si conquista il suo ambiente più immediato toccando, tastando, battendo. Tutto ciò che è ben solido il bambino lo attira a sé.

Il fatto che il bambino dedichi subito piena attenzione ad ogni nuova impressione, può essere utilizzato in senso pedagogico indirizzando il piccolo su ciò che può fare.

Questo, certamente, richiede la capacità sempre presente, da parte dell’adulto, di pensare ed agire in anticipo ma, con tutta la fatica che viene messa in atto, assicura un sano sviluppo della volontà. Naturalmente è importante, allo stesso tempo, un ritmo giornaliero regolato, con un rapporto equilibrato dei tempi di sonno e di veglia.

Nella seconda fase, circa tra i 3 e i 5 anni, gli avvenimenti naturali della vita quotidiana costituiscono un buon aiuto per stimolare al gioco, se l’adulto sa parteciparvi e renderli vivi in modo semplice.

Ci sono tante cose da raccontare sulle attività di un postino, di una fruttivendola, di un cameriere del ristorante, di un pastore con le sue pecore, di un dottore o di un’infermiera; il tutto senza imporsi, ma lavorando con entusiasmo e con interiore ed esteriore riservatezza.

L’adulto dovrebbe, per quanto possibile, lasciare che il bambino partecipi al suo lavoro. Alla fine “scatterà la scintilla” e il bambino comincerà un gioco di propria iniziativa.

Di grande aiuto sarà anche far partecipare le bambole al corso della giornata, rivolgendo loro le stesse cure che si rivolgono ai propri bambini. Dopo breve tempo, basterà un semplice accenno ad eventuale “bisogni” delle bambole e i bambini si prenderanno subito cura di loro in prima persona.

Ad ogni modo, l’adulto non deve mai smettere di essere presente con il suo pensiero.

Un’altra prospettiva per lo stimolo del gioco si apre quando l’adulto parla partendo dal punto di vista dei singoli giocattoli. Il treno, per esempio, vorrebbe percorrere tanta strada, i viaggiatori lo stanno già aspettando; è il compleanno di una bambola e bisogna preparare i regali, fare una torta e decorare la tavola per la festa; le barche hanno bisogno di un lago con conchiglie e pietre e una tettoia sulla riva.

Nella terza fase, tra i 5 e i 7 anni, si può continuare ad ampliare il modo di giocare sopra descritto. Ad esempio, aggiungendo il luogo dove l’adulto svolge il suo mestiere. Nella “trattoria” il “cameriere” prenderà ordinazioni e servirà i piatti migliori. Oppure, con un cucchiaio da cucina e un cordino si crea il telefono per chiamare il “dottore”, che arriva dopo la chiamata, fascia il piede ammalato e ordina una serie di “medicine”. In questo tipo di gioco l’adulto viene raramente coinvolto ma non abbandona mai, all’infuori di qualche attimo, il lavoro che deve fare.

Così il bambino ha sempre intorno a sé un adulto che agisce con uno scopo e da lui può imitare, nella misura in cui è proprio della sua età. La sua gioia di giocare incoraggerà la fantasia dell’adulto, che tuttavia continuerà a mantenere una certa riservatezza.

L’essere padre e madre può venire sperimentato come il mestiere più difficile e allo stesso tempo più bello.

 

Nei primi 6-7 anni di vita l’essere del bambino si apre senza riserve a tutto ciò che accade nel suo ambiente. Tutte le impressioni penetrano profondamente nell’organismo infantile e influenzano le strutture e le funzioni degli organi che in questo periodo si vanno formando. Vengono accolti e incorporati tutti gli avvenimenti senza possibilità di discriminazione tra ciò che è buono o cattivo, tra ciò che crea difficoltà o aiuta.

Il bambino non è ancora in grado di “afferrare con la coscienza”, poiché il suo cervello, portatore della coscienza, è ancora coinvolto in un processo di sviluppo.

Questo significa che nel bambino la formazione degli organi si completa sotto l’influsso determinante degli avvenimenti esterni. Perché questo possa avvenire con forza e nel modo più sereno è necessario prestare particolare attenzione ai colori, ai suoni, ai giocattoli, all’ambiente umano che circonda il bambino.

Il pensiero che, in quanto essere della nostra epoca, il bambino debba abituarsi a tutto precocemente, è assolutamente estraneo alle vere leggi di sviluppo del bambino in crescita.

Colori tenui alle pareti e stoffe senza decorazioni infantili nella stanza dei bambini offrono all’occhio la possibilità di soffermarvisi tranquillamente e di cogliere le vere qualità dei colori. Si comprende facilmente quale effetto possano avere la voce della madre, il suo parlare o cantare, il suono delicato di uno strumento a corde come per esempio l’arpa per bambini o la lira [strumenti pentatonici, dotati di soli cinque suoni che possono essere suonati da chiunque in modo casuale perché comunque li si suoni producono melodie piacevoli e delicate, n. d. r.]

Basta calarsi in modo sufficientemente energico in un confronto con i rumori di apparecchi di trasmissione tecnologici (radio, stereo, televisione) per capire cosa possa favorire o guastare la capacità di ascoltare o di cantare percependo le sfumature.

Parimenti di grande importanza è la qualità del materiale dei giocattoli.

Considerando che gli organi si stanno ancora formando, si rivelano particolarmente adatti materiali ed oggetti provenienti dal mondo organico. La molteplicità delle forme, la varietà della natura delle superfici e dei pesi naturali, sono caratteristiche uniche e insostituibili che significano un autentico beneficio per l’enorme sensibilità di un bambino piccolo.

Al bambino è così data la possibilità, con cose semplici, di divenire attivo interiormente, in modo molteplice, attraverso la sua fantasia.

Dei “giocattoli” che ci dà la natura fanno parte anche gli oggetti creati dalla mano dell’uomo sia intagliando sia cucendo.

Nella consapevolezza di quanto sia importante lo sviluppo della fantasia, tali giocattoli possono essere fatti nel modo più semplice e bello possibile.    

3. La bambola: uno dei giochi più importanti  

Se considerando i giocattoli arriviamo alla consapevolezza che con essi si stimolano le forze di fantasia e che dal giocattolo stesso devono originare impressioni viventi ed organiche (perciò ad esempio pezzi di legno segati e non “pezzi da costruzione”), tutto ciò vale in modo particolare per la bambola.

La bambola è immagine dell’essere umano e per questo rappresenta il giocattolo che, nel bambino che cresce, stimola e anima nella fantasia la sua propria figura in divenire.

Questa caratteristica ha due importantissime conseguenze. Innanzitutto, sarebbe quanto mai assurdo destinare il “gioco con le bambole” e qualsiasi rapporto con esse alle sole bambine, nella sbagliata interpretazione di un “agire da mamma”. Una simile divisione dei sessi non ha nessun senso dal punto di vista pedagogico e non tiene in considerazione ciò che realmente si compie nel bambino di questa età.

Inoltre, sarebbe un grande errore voler dotare la bambola di tutti i dettagli anatomici, perfezionarla dal punto di vista tecnico sì che sbatta le palpebre, che possa essere nutrita, che bagni il pannolino, ecc. Con una bambola così “sofisticata” il bambino non ha più modo di esprimere a sufficienza le proprie forze di fantasia, che vogliono invece essere attive e spesso deperiscono per il solo fatto di non trovare abbastanza lavoro attraverso cui rafforzarsi. Proprio come i muscoli del nostro corpo si rafforzano se sottoposti ad un impegno ripetuto e costante, lo stesso accade con le forze di fantasia. Non ci si deve meravigliare se il bambino, di fronte a bambole oltremodo “raffinate”, diventa sempre più esigente. Il fascino della novità si dilegua spesso molto in fretta e la fruizione sempre uguale a se stessa, e per questo “povera”, alla quale costringono i dispositivi tecnici (per es. “parlare”), diventa infine noiosa. Notiamo solo en passant l’assenza di gusto e di arte nel “bel” sorriso stampato sul viso della bambola come una maschera, oppure nel banale aspetto della posizione delle dita di una “bella” bambola comprata.

Niente è capace di muovere la ricchezza della fantasia infantile quanto una semplice bambola ricavata da un fazzoletto annodato. Solo attraverso la fantasia nasce la bambola e da essa l’immagine vivente dell’essere umano.

Ogni possibile aspetto dell’essere umano può ogni volta essere trasformato con l’aiuto della fantasia, senza restare per forza vincolato alla bambola.

[da F. Jaffke, Giocattoli fatti dai genitori, Alassio, Natura e Cultura, 2006]

 

   4. Quale giocattolo e a quale età?  

1-3 anni

Dobbiamo tenere presente che a questa età i bambini stanno soprattutto con la madre e con immenso piacere trafficano con i suoi mestoli, pentole, ecc. Per questo bastano in realtà poche cose nell’angolo dei giochi.

-una grande bambola di nodi (telo quadrato: lato circa 70cm, testa: diametro circa 12cm);

-una semplice carrozzella di vimini;

-una palla di stoffa morbida e colorata;

-un cesto pieno di legni da costruzione;

-un cesto pieno di castagne;

-una paletta intagliata nel legno;

-figure umane intagliate nel legno;

-un cavallo a dondolo.

Per quanto riguarda i giocattoli a forme di animale, si può aspettare tranquillamente fino al periodo successivo.

 

3-5 anni

Per questa età sono adatte tutte le costruzioni grandi (cavalletti in legno su cui salire o unire per creare, con l’aiuto di teli colorati fili e mollette, case, castelli, teatrini e tutto quanto la fantasia detta), costruzioni per giocare in terra o sul tavolo (legni da costruzione, piccoli teli da costruzione, barchette di corteccia, uccellini fatti con le pigne, figure umane intagliate, animali intagliati, ponti di legno, trenini fatti con pezzetti di rami, altre bamboline che stanno in piedi, gnometti), il “negozio” dotato di tutto quanto serve per vendere e acquistare, o la “cucina”.

Inoltre:

-una bambola fatta a mano;

-teli per fasciare le bambole;

-un sacco imbottito per bambole;

-cesti e scodelline di legno, vari e diversi;

-pastori e pecorelle di lana cardata;

-un cavallino di legno con carretto o carrozza;

-una trottola di legno;

-giocattoli “che si muovono”, come due uomini che segano o battono mossi da un meccanismo di listelli mobili, oppure delle galline che beccano disposte in cerchio e collegate, attraverso dei fili che scendono verso il basso, ad una palla mobile.

 

5-7 anni

Poche cose possono essere aggiunte all’elenco precedente:

-una bambola fatta a mano più grande (se il bambino la desidera);

-vestiti per bambole;

-animali di lana fatti a maglia;

-pochi e bei libri illustrati

-un cestino da lavoro con le proprie forbici, il porta aghi, un ditale, dei rocchetti di filo e ritagli di belle stoffe e feltro.

 Si tenga presente che i giocattoli qui proposti “crescono con il bambino”, cioè che i bambini stabiliscono con essi nuovi rapporti in ogni fase. Con il quinto anno si risveglia la gioia della scoperta. Seguendo un’immagine interiore, dopo un breve sforzo, ecco che un piccolo legno rotondo, annodato al centro di un cordino, diventa un apparecchio per l’ascolto.

Al contrario, le imitazioni perfette di cose del mondo degli adulti impediscono questa gioia di scoprire e rendono sterili le forze di fantasia.

E così i giocattoli tecnologici, come macchine telecomandate, barche, trenini elettrici – se proprio devono essere dati al bambino – dovrebbero essere riservati ad un’età più avanzata.

 

  

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